Enrico Rava Group

ARENA BIKE-IN

ENRICO RAVA QUARTET + GIANLUCA PETRELLA

7

agosto

 

Steve Coleman

TEATRO BIBIENA

STEVE COLEMAN E I CINQUE ELEMENTI

25

settembre

 

Geraldine Laurent Trio

ARENA BIKE-IN

GERALDINELAURENT TRIO +
MAURO NEGRI

12

agosto

 

mantova jazz dpcm
mantova jazz dpcm
MANTOVA JAZZ FESTIVAL

Chasin’ The Bird

Il 29 agosto 2020 ricorre il centenario della nascita di Charlie Parker, la figura che più di ogni altra può essere identificata con la nascita del jazz moderno.

Niente di quello che è successo dopo la sua comparsa può dirsi veramente indipendente dalle sue intuizioni: non il flusso cinetico e senza fine di Coltrane, non il grido lancinante ed esistenziale di Coleman; non l’esplorazione intervallistica estrema di Dolphy né i giochi mentali abrasivi e “hip” di Rollins. Ma nemmeno l’apollinea levigatezza di Konitz o Desmond, o lo sforzo di una schiera di giovani musicisti come Bud Powell o Clifford Brown, che ne hanno saputo trasportare lo stile su strumenti diversi dal saxofono.

Il suo modo di intendere il Bop, diverso da quello altrettanto geniale di Monk e Gillespie, è stato più traducibile in una forma codificata, dunque in un linguaggio che diventerà lo standard su cui generazioni di jazzisti testeranno le proprie capacità immaginative e tecnico-strumentali.

Ma c’è di più: Parker diventerà, nel bene o nel male, il modello di un nuovo intellettuale afroamericano: irrequieto, orgoglioso, rivoluzionario nella sua arte ed hipster nel suo stile, non più disposto ad intrattenere e a compiacere il pubblico bianco e la critica borghese. È per tutto questo che, come si leggeva nel 1955 della sua morte, “Bird lives”: Bird, così come Parker veniva chiamato, continua a vivere, anche dopo la sua precoce morte, probabilmente più di ogni altro musicista di jazz. E analogamente a quanto accade in ambito rock con Jimi Hendrix.

Il Chiozzini non poteva non dedicare a Charlie Parker questa sua trentanovesima edizione, nella convinzione che una riflessione sulla sua musica e sulla sua eredità finisca inevitabilmente con l’essere una riflessione sullo stato di salute di tutto il jazz contemporaneo.

ARTISTI

Recupero dei concerti dal 7 Agosto al 25 Settembre

Enrico Rava Group

ENRICO RAVA QUARTET feat GIANLUCA PETRELLA

7

AGOSTO

Steve Coleman

STEVE COLEMAN TRIO

25

SETTEMBRE

Geraldine Laurent Trio

GERALDINE LAURENT TRIO + MAURO NEGRI”

12

AGOSTO

Chasin’ The Bird

Il 29 agosto 2020 ricorre il centenario della nascita di Charlie Parker, la figura che più di ogni altra può essere identificata con la nascita del jazz moderno.

Niente di quello che è successo dopo la sua comparsa può dirsi veramente indipendente dalle sue intuizioni: non il flusso cinetico e senza fine di Coltrane, non il grido lancinante ed esistenziale di Coleman; non l’esplorazione intervallistica estrema di Dolphy né i giochi mentali abrasivi e “hip” di Rollins. Ma nemmeno l’apollinea levigatezza di Konitz o Desmond, o lo sforzo di una schiera di giovani musicisti come Bud Powell o Clifford Brown, che ne hanno saputo trasportare lo stile su strumenti diversi dal saxofono.

Il suo modo di intendere il Bop, diverso da quello altrettanto geniale di Monk e Gillespie, è stato più traducibile in una forma codificata, dunque in un linguaggio che diventerà lo standard su cui generazioni di jazzisti testeranno le proprie capacità immaginative e tecnico-strumentali.

Ma c’è di più: Parker diventerà, nel bene o nel male, il modello di un nuovo intellettuale afroamericano: irrequieto, orgoglioso, rivoluzionario nella sua arte ed hipster nel suo stile, non più disposto ad intrattenere e a compiacere il pubblico bianco e la critica borghese. È per tutto questo che, come si leggeva nel 1955 della sua morte, “Bird lives”: Bird, così come Parker veniva chiamato, continua a vivere, anche dopo la sua precoce morte, probabilmente più di ogni altro musicista di jazz. E analogamente a quanto accade in ambito rock con Jimi Hendrix.

Il Chiozzini non poteva non dedicare a Charlie Parker questa sua trentanovesima edizione, nella convinzione che una riflessione sulla sua musica e sulla sua eredità finisca inevitabilmente con l’essere una riflessione sullo stato di salute di tutto il jazz contemporaneo.

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